Essere volontario del Servizio Civile Universale: un'esperienza di crescita personale e professionale - Don Bosco

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Essere volontario del Servizio Civile Universale: un’esperienza di crescita personale e professionale

24 Giugno 2022

A maggio già si respira quel senso di leggerezza, di libertà, che solo l’estate ci può regalare…quando penso a fine maggio mi immagino un vento fresco che ti sferza il viso mentre sei in montagna e che porta via tutta l’aria che prima ti circondava, rinnovandola.

Questo maggio per me in particolare è stato un momento speciale: ho concluso, infatti, la mia esperienza come Volontario del Servizio Civile Universale presso la Scuola della Formazione Professionale “Don Bosco” di Conegliano.

È stato sicuramente un anno intenso, ricco di lavoro e soddisfazioni, impegnativo e allo stesso tempo molto formativo (come ogni buona esperienza che si può vivere in una scuola professionale!).
Sono arrivato esattamente un anno fa, nelle ultime due settimane di scuola, e sono stato inserito nelle classi per iniziare a conoscere i ragazzi e non essere una figura sconosciuta per quando a settembre sarebbero tornati tra i banchi di scuola. In spirito decisamente più salesiano, sono stato inserito per cercare di coltivare fin da subito la relazione con loro e legare un po’.

Le prime settimane sono state un tornado, sono entrato in tutte le classi e inizialmente il mio ruolo era per lo più osservare le dinamiche della classe, come si muovevano i docenti, il rapporto tra loro e i ragazzi, lo stile particolare da scuola professionale adottato nell’insegnamento e la relazione, a dir mio speciale, che hanno con i propri studenti.
Finite le due settimane “introduttive”, siamo passati alle attività del grest estivo e mi sono dedicato ai progetti dell’oratorio, con la prospettiva di tornare a scuola a inizio settembre.
Conclusa l’estate, dopo qualche lavoro di preparazione degli ambienti scolastici e qualche lavoro pratico (le panchine del corridoio hanno proprio dei bei colori!), le lezioni hanno preso il via e sono stato inserito nelle classi, non più come osservatore, ma con il ruolo di Tutor: in particolare le classi che mi sono state affidate sono state le seconde.

Nelle mie care seconda vendite e seconda logistica entravo ogni giorno, affiancandomi all’insegnante, per aiutare chi faceva più fatica, per seguire la classe in generale e per far capire ai ragazzi che siamo lì per loro, che abbiamo a cuore la didattica, così come la formazione personale.
Tutto ciò provavo a farlo da quello che qui al CFP ci piace chiamare “posto privilegiato”, dal fondo della classe. Da ex studente a cui piaceva molto la scuola che faceva, ma anche viverla in maniera serena, ho sempre visto il fondo della classe come possibilità di fare quella battutina per smorzare la tensione, di distrarsi un attimo quando la testa era talmente piena da scoppiare e per fare qualche gioco mentre la prof interrogava.

Ora invece, questo, ha acquisito in me una forma tutta nuova.
È diventata la possibilità vera di avere sott’occhio la classe, a quanto pare molto, molto più della visione di insieme che si ha da davanti.
È divenuta la possibilità di avvicinare individualmente i ragazzi quando vedo che si perdono o che non hanno capito qualcosa.
È diventata la possibilità di intercettare i malumori che si hanno all’interno della classe dalle occhiate, dalle battute e dalle cose che si nascondono dietro gli astucci.
È diventata la possibilità di avvicinarsi ad esempio a Claudia, a Marco, a Ilaria e dire la famosa parola allorecchio che il buon Don Bosco ci ha insegnato. 

Quindi sono qui ora, con questo vento fresco, che durante quest’anno mi ha dato della nuova aria e dei nuovi orizzonti. Mi ha dato la capacità di tirare per bene l’orecchio per ascoltare i suoni e le situazioni che mi circondano. Mi ha dato un profumo di montagna che ci ricorda che anche le situazioni e le salite più difficili, se affrontate nel modo giusto, portano a dei panorami mozzafiato.
Ecco questo vento che mi ha dato tanto, ora mi porta via da questa esperienza, sospingendomi lentamente verso qualcosa di nuovo e che ancora non so cosa mi regalerà, consapevole del fatto che, se questo vento non mi avesse sospinto in cima alla montagna del “Don Bosco”, probabilmente la mia vita quest’anno non sarebbe stata tanto densa e piena.

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