La nostra festa per Don Bosco - Don Bosco

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La nostra festa per Don Bosco

02 Febbraio 2023

Giovani carissimi,

voi mi avete più volte domandato di scrivere qualche pagina sul vostro compagno Domenico Savio. Ho fatto quello che ho potuto per esaudire questo vostro desiderio buono. Eccovi la vita di Domenico descritta con brevità e semplicità, come so che a voi piace.

Le parole sono di don Bosco che su invito dei giovani dell’oratorio scrive la vita esemplare di Domenico Savio perché i giovani stessi non volevano dimenticare lo splendore di chi era stato tra di loro angelo custode, compagno, amico fidato. 

È così, quindi, che ci siamo preparati a festeggiare san Giovanni Bosco; durante il mese di gennaio ogni settimana il tempo del “Buongiorno” era dedicato al racconto di incontri che don Bosco ha avuto con alcuni giovani con un nome e una storia precisi; incontri che hanno cambiato la vita di questi ragazzi molto diversi tra di loro e che hanno indirizzato la missione stessa di questo santo sacerdote.

Abbiamo potuto conoscere i ragazzi del carcere minorile di Torino – come scrive don Bosco – “tra i 12 e i 18 anni, sani, robusti, intelligenti, oziosi, tormentati da cimici e pidocchi, senza pane e senza una parola buona”, una scena che fece inorridire lo stesso don Bosco e che lo portò a pensare che se questi giovani avessero trovato per strada un amico che si prendesse cura di loro, facendogli scuola e insegnandoli un lavoro probabilmente non sarebbero finiti in carcere. È l’incontro che segna la predilezione di don Bosco per i ragazzi più poveri e abbandonati, per coloro che hanno meno opportunità e maggiore rischio di perdersi.

Abbiamo poi conosciuto Domenico Savio, di cui abbiamo già scritto, e Michele Magone, il capobanda, il ragazzo di strada che sembrava già un delinquente assicurato ma che, incontrando don Bosco in stazione in una sera autunnale di nebbia, ha incrociato uno sguardo buono ed è diventato caro, prezioso a qualcuno. Anche di lui, poi, don Bosco ha scritto la storia della sua vita, perché anche la sua storia può essere modello per molti.

Perché raccontare la storia di persone morte già tanto tempo fa?  Perché vedere che don Bosco ha accolto nel suo oratorio ragazzi con storie e tratti di carattere molto diversi tra loro? 

Per dirci che don Bosco era per tutti, che non faceva distinzioni tra giovani, che a tutti era offerta la possibilità di una vita migliore e piena…qualunque fosse il punto di partenza, la condizione famigliare e le circostanze!

E per dirci che in una Casa di don Bosco, sia essa una scuola o un oratorio, a distanza di più di 180 anni, lo spirito è ancora lo stesso e che a tutti, ancora e sempre, è offerta questa stessa opportunità. 

È questa la buona notizia che è da celebrare; per questo il 31 gennaio la scuola si ferma e si fa festa! 

Perché possiamo tutti riascoltare il bene donato con tanta generosità a tanti giovani, uomini e donne, e che rivive e si rinnova nello spazio e nel tempo ogni giorno attraverso la passione educativa di chi, attraverso qualcuno, ha incontrato il suo “don Bosco” trovando slancio, orizzonte e direzione per la propria vita.

E perché si possa vivere una giornata alternativa in cui il diverso è dato non solo dal fatto di non essere sui banchi a far scuola, ma da quel clima e da quell’atmosfera tutta salesiana capace sempre di raggiungere il cuore di chiunque, dal tempo di gioco coinvolgente ed entusiasta e dall’ascolto dell’esperienza semplice e quotidiana di chi ha qualche piccola esperienza personale da consegnarci come eredità.

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