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Orientamento

Ri-orientamento: a che punto siamo?

23 Agosto 2021

Scegliere quale strada intraprendere rappresenta, in ogni fase della vita, un momento speciale. Emozioni, quesiti e timori s’intrecciano tra loro perché ogni scelta guarda al futuro e traghetta con sé piccole o grandi responsabilità.

 

Che cos’è il ri-orientamento

Una delle prime esperienze su questo fronte avviene proprio durante l’inizio dell’adolescenza, quando in terza media siamo chiamati a decidere in quale scuola superiore iscriverci. Ma una scelta non dev’essere per forza definitiva. Può, infatti, succedere che quello per cui abbiamo optato sembri non essere realmente nelle nostre corde o che ci crei dei dubbi. È quindi importante fare il punto della situazione, senza perdersi d’animo e cogliendo l’occasione per capire veramente che cosa vogliamo fare. Proprio qui entra in gioco il prezioso servizio di ri-orientamento che consente di confrontarsi direttamente con perplessità ed eventuali cambiamenti.

Quando poi la fine dell’anno scolastico si avvicina e, specialmente in caso di esito negativo, porta con sé dubbi e questioni legate al percorso dei ragazzi, la scuola è chiamata a intervenire nel ri-orientamento degli studenti e delle rispettive famiglie, che spesso sono le principali artefici delle scelte disfunzionali dei ragazzi.

Il ri-orientamento implica un errato o mancato orientamento e porta con sé una serie di dubbi, sia degli studenti sia dei loro genitori. I genitori, come i loro figli, non sono avvezzi alle modalità orientative a loro disposizione: spesso confidano su ciò che leggono online, sul sito web della scuola, e quasi sempre si affidano ai docenti che incontrano nel corso delle giornate dedicate. Cosa si può chiedere a un insegnante o alla scuola stessa, per poter meglio comprendere le opportunità offerte dalla scelta intrapresa?

 

 

Questione di desideri, inclinazioni e voglia di fare

Per rispondere a queste domande, si potrebbe partire dal piano dell’offerta formativa, al cui interno fanno bella mostra gli orari delle singole materie di studio. Si tratta del primo vero indicatore per stabilire un legame con le attitudini del proprio figlio/a. Gli studenti, generalmente, hanno delle preferenze legate al proprio “colore di intelligenza”, ossia alle proprie passioni e inclinazioni; per questo ci sono studenti più orientati a studi scientifici, altri a studi umanistici o artistici, altri ancora a studi sociali o tecnici. Ci sono test e studi che possono determinare le caratteristiche dei ragazzi, ma spesso ciò si evidenzia naturalmente con il trascorrere degli anni. La capacità da sola, tuttavia, non basta e deve essere coniugata ai loro desideri e alla loro voglia di fare.

Può capitare, infatti, che un ragazzo desideri intraprendere gli studi scientifici ma presenti un “colore di intelligenza” disarmonico con tali orientamenti. Potrebbe in questo caso avere delle difficoltà ad affrontare gli studi ma potrà farcela se al desiderio affiancherà tanta voglia di fare. I genitori, spesso per il troppo affetto, vorrebbero sempre il meglio, anzi, il massimo per i figli, memori anche del fatto che una buona carriera lavorativa comincia dai banchi di scuola. Ci si trova spesso al cospetto di genitori determinati a orientare i figli in ragione dei loro desideri. Qualche volta tale determinazione scaturisce da un desiderio di rivincita oppure da aspirazioni non appagate. Ma, mentre è possibile ri-orientare uno studente, è difficilissimo ri-orientare un genitore. Per questa ragione, purtroppo, a volte l’affetto vince e i figli si fanno condizionare nelle loro scelte di vita.

 

A chi è rivolto il processo di ri-orientamento

A chi è rivolto il processo di ri-orientamento? Sicuramente agli studenti che hanno difficoltà a gestire gli studi, indipendentemente dalla classe che frequentano. I maggiori insuccessi si registrano nel passaggio dalla Scuola secondaria di primo grado alla Scuola secondaria di secondo grado, dove si registra un tasso di promozione nel primo anno pari al 70% circa. Ma una considerazione oggettiva è d’obbligo: all’età di 14 anni i ragazzi non hanno gli strumenti per gestire consapevolmente la scelta di un nuovo percorso di studi perché, quant’anche fossero chiaramente definiti gli obbiettivi, manca loro la consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità in relazione all’indirizzo di studi scelto. Molte volte non si considera o si sottovaluta la complessità degli studi: non tutti possono scalare irte montagne. Quando si capisce che lo sforzo non sta producendo i dovuti risultati forse è più giusto scegliere dei percorsi meno difficoltosi perché, dopotutto, nonostante tutti gli indirizzi di studio meritino egual rispetto non tutti presentano le stesse difficoltà. E, se non si comprende ciò prima della scelta dell’indirizzo, si può incorrere in una delusione scolastica.

Le scuole cercano di combattere, o almeno di ridurre, il fenomeno della dispersione e dell’insuccesso scolastico con dei progetti di ri-orientamento operativi, organizzati nel corso dei primi mesi dell’anno scolastico. Quasi tutte le scuole dispongono di un proprio modello di monitoraggio per il ri-orientamento ma non tutte presentano eguali modalità operative: alcune sviluppano modulati che vertono su approcci di tipo informativo, altri su approcci di tipo psicodiagnostico, ma non mancano quelli con approcci orientati al bilancio professionale e personale. Oltre alle scuole, anche molti enti sono attrezzati al riguardo.

 

 

Individuare la soluzione più idonea

Individuati i casi da ri-orientare, le scuole informano gli studenti e le rispettive famiglie circa la necessità di rivedere le scelte scolastiche e li supportano nella fase di individuazione della soluzione più idonea. Ognuno può cambiare il percorso di studi scelto se appare lontano da sé o se crea disagio, ma non sempre la famiglia accetta di buon grado i suggerimenti o analizza razionalmente le informazioni ricevute dalla dirigenza o dal docente. Convinta che la situazione possa migliorare, e pur edotta sulle oggettive difficoltà del proprio figlio/a, insiste nel percorso intrapreso adducendo le motivazioni più disparate. È solo a fronte di una bocciatura che si rende conto della necessità di rivedere le proprie scelte scolastiche, prendendo in considerazione l’eventuale passaggio ad una scuola di pari grado di istruzione o alla formazione professionale. Mentre il passaggio all’apprendistato, che prevede per l’espletamento dell’obbligo formativo attività lavorative alternate ad attività formative, viene preso in considerazione molto di rado.

Per dare un concreto aiuto agli studenti in difficoltà e ai loro genitori nella fase di ri-orientamento è necessario tener conto anche dell’investimento culturale che i genitori intendono fare per i propri figli. Infatti non tutti i genitori prevedono, o possono permettersi, un investimento culturale di lungo periodo, in tal caso sarebbe opportuno orientare lo studente sulle professioni più ricercate o sui settori più competitivi che presentano buone possibilità occupazionali nel breve termine.

Quando si sceglie un indirizzo di studi è raro che un adolescente abbia le idee già chiare circa il suo lavoro ideale, ma è compito della scuola far acquisire consapevolezza sugli orizzonti possibili e sulle reali opportunità, tenendo sempre a mente che lo studio è uno strumento decisivo per il successo nel mondo del lavoro.

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