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Diario

Orientamento

Scelta. Difficoltà di un processo inevitabile

10 Febbraio 2021

Cosa rende difficile una scelta?

Ciò che rende difficile una decisione non é la scelta in sé, ma la consapevolezza dei suoi effetti. Non è dunque complicato cosa scegliere di fare, ma metterla in atto comporterà, insieme ai vantaggi, anche degli effetti indesiderati. Esistono poche situazioni nelle quali assumere una decisione porta solo ad effetti desiderati. Ciò che fa la differenza é il peso di quelli indesiderati. Tuttavia, anche in questo caso, è la percezione della persona a determinare il livello di difficoltà della decisione. Ciò che la rende difficile sono le emozioni che essa attiva.

Nello specifico, perché per un adolescente è così difficile scegliere la scuola superiore?

L’ultimo anno delle medie è una tappa decisiva per lo sviluppo. I ragazzi e le ragazze devono scegliere la scuola superiore e, con essa, tracciare la linea del loro futuro. Tra dubbi e perplessità, a volte si lotta con il pregiudizio della “scuola migliore”. Che fare?

Essi vanno accompagnati in questa fase così delicata, sia dalla famiglia sia dalla scuola. Proprio quest’ultima è chiamata in modo particolare a sostenere il percorso di scelta dei suoi allievi proponendo loro un’attenta attività di orientamento.
Quindi la scelta della scuola superiore spetta senza ombra di dubbio ai ragazzi. Gli adulti, come familiari, insegnanti o figura esterne, possono intervenire, ma con il solo compito di guida illustratrice delle diverse strade percorribili.

Esistono tanti modi per aiutare un ragazzo a compiere la scelta della scuola superiore, ma il primo passo è nel modo più assoluto l’informazione. Una scarsa o approssimativa informazione comporta il rischio di compiere errori. Molte volte capita che non si conosca l’offerta for

mativa del territorio, oltre a quella delle singole scuole. Il rischio è di compiere scelte non corrette, basate su criteri sbagliati e superficiali. Scegliere la scuola superiore “perché lì andranno tutti gli amici del cuore” o “dove si studia poco” è sinonimo di paura nel prendere una decisione.
Senza dubbio, la scuola migliore è quella che permette ad un ragazzo di stare bene: deve rispondere alle sue caratteristiche globali, non solo alle sue capacità. In particolare, un percorso è felice quando permette di capire i perché di una scelta.

Scegliere come decidere è una libertà, ma anche un compito che può diventar difficile fino a trasformarsi in un peso insostenibile. Più l’umanità si è evoluta, e più complessa è diventata la realtà con cui l’uomo entra in relazione, più faticoso è scegliere. Man mano che la conoscenza e le capacità operative sono aumentate, permettendoci di risolvere problemi e controllare meglio la realtà, più i nostri dilemmi si sono complicati. La complessità è un dogma del nostro tempo, e a volte spaventa.
Scegliere è un processo che inevitabilmente mette l’individuo, in quanto essere umano, a delle paure. Queste paure, se il ragazzo non è sostenuto in modo funzionale nel suo percorso di scelta, possono evolvere e diventare problematiche.

Si è provato a riassumere e sintetizzare le paure che un ragazzo può avere di fronte al dover scegliere.

La paura di sbagliare

La paura di sbagliare è probabilmente la più ricorrente. Per quanto possa sembrare sconcertante, può soffrire di più chi deve decidere tra due partner rispetto a chi deve assumersi la responsabilità della vita o della morte. Quest’ultimo di solito è bene addestrato alla valutazione delle opzioni e al controllo delle proprie emozioni. Pertanto, ciò che rende la paura di prendere una decisione sbagliata una vera e propria tortura non è la situazione oggettiva, ma la percezione da parte di chi deve decidere. Questa percezione dipende dalle sue caratteristiche personali e capacità acquisite. I sintomi che la persona può manifestare variano.  Si va da una costante indecisione, tempi prolungati nell’agire, ansia elevata, angoscia eccessiva in attesa degli effetti delle scelte compiute a veri e propri blocchi decisionali, attacchi di panico ed episodi depressivi.

La paura di non essere all’altezza

La paura di non essere all’altezza è una delle forme più frequenti di timore di fronte a scelte importanti. Ciò ha molto a che fare con l’autostima. Ovvero con quanto ci riteniamo capaci di valutare al meglio le cose sostenendo il peso delle decisioni prese e dei loro effetti. Potremmo definire questa forma di paura come il ”persecutore interno”. Ovvero la voce e i pensieri ricorrenti che minano la fiducia nelle proprie risorse e capacità.

Molti tra coloro che sono in questa condizione spesso ricoprono ruoli di responsabilità, poiché si impegnano molto di più di coloro che non devono dimostrare ogni giorno a sé stessi il proprio valore. Per dimostrare a me stesso che valgo, lo dimostro agli altri e al mondo. Ottengo così fiducia, stima, meriti innalzando le aspettative altrui.

Questo conduce all’aumento delle responsabilità da assumere. Più ho successo nel vincere con il mio persecutore interno, più gli offro la possibilità di perseguitarmi. Questo perché le responsabilità e i rischi aumentano in misura delle aspettative che altri hanno verso di me, proprio grazie ai risultati raggiunti. Ed ecco che si ottiene un successo disastroso.

Anche in questo caso le manifestazioni sintomatiche possono variare. Assistiamo ad un’oscillazione tra ansia di fronte alle decisioni, analisi dei fattori di rischio fino alle forme più severe, caratterizzate da dubbi continui, sfiducia nelle proprie risorse che bloccano la presa di decisione, attacchi di panico e stati depressivi.

La paura del giudizio

La paura del giudizio è un’altra delle forme più note che emergono quando dobbiamo prendere delle decisioni e comunicarle agli altri. Il problema, in questo caso, è costituito dal confronto e dai successivi giudizi da parte dei presenti. Spesso questo disturbo è associato alla paura di parlare in pubblico, associata a sua volta dalla paura di arrossire, di sudare e bloccarsi nel parlare. Spesso gli altri vengono percepiti come una minaccia, come nemici pronti a colpire al minimo segno di debolezza.

La paura di esporsi al giudizio viene il più delle volte tenuta nascosta per vergogna e per questo non affrontata. Tuttavia, chi soffre sviluppa frequentemente grandi abilità relazionali e diplomatiche e appare come mediatore e persona capace di gestire al meglio gli altri. Il paradosso è che la debolezza nascosta viene percepita come dote e capacità. Accade non di rado che queste persone fanno carriera, soprattutto all’interno di contesti burocratici dove possono gestire il potere senza esporsi

I sintomi variano dalla forma più lieve con una tendenza ad evitare le situazioni ritenute minacciose o, se non può evitare, con forte ansia anticipatoria e grande stress durante le prestazioni in pubblico, fino a una totale incapacità ad esporsi in pubblico, accompagnata da panico e disturbi psicosomatici.

La paura di non piacere

Essere amati e apprezzati è una necessità primordiale per l’essere umano, ma il bisogno di essere amati da tutti ne è l’espressione disfunzionale.

Le persone che ne soffrono sono costantemente ostaggi del loro volersi sentire apprezzati e amati. Potremmo definire questo copione una sorta di “prostituzione relazionale” così da ingraziarsi il giudizio e ottenerne l’affetto.

È proprio il dover nutrire questa fame di accettazione a rendere molto popolare e apprezzato chi ne è affetto. Egli si mostrerà iper disponibile, attento ai bisogni altrui e sensibile. Ma anche la più preziosa delle medaglie ha il suo rovescio. Infatti, quando la persona deve prendere una decisione spiacevole, avrà sempre il timore di perdere anche solo in parte la sua popolarità. Per lui sarà sempre un problema scegliere un’opzione che può dispiacere o far irritare qualcuno. Ma, anche in questo caso, paradossalmente è la sua popolarità a far sì che gli altri deleghino le responsabilità che lo inchiodano ad atroci dilemmi. Siccome non può deluderli, sarà costretto ad assecondarne le richieste fino a quando le situazioni lo condurranno al suo limite. Ovvero decidere qualcosa che non lo farà sentire apprezzato.

Anche in questo caso i sintomi oscillano da ansia e costanti dubbi a ricerca continua di consenso, panico, incapacità a decidere.

Queste paure possono pervadere gli adolescenti, che se non supportati in modo funzionale al loro benessere, rischiano di sentirsi soli. L’obiettivo utile può essere quello di accompagnarli verso un loro desiderio, senza farli sentire in colpa o intimoriti dalla paura di sbagliare. L’errore può essere utile alla crescita del ragazzo, c’è chi matura una scelta ponderata e obiettiva prima e chi dopo. L’importante è che in questa maturazione loro non si sentano mai sbagliati, ma liberi di sbagliare. Non tutti nascono con la vocazione di diventare medico, falegname o astronauta. C’è chi ci mette mesi o anni per capire veramente chi vuole essere da grande, gli va lasciato il tempo, nel rispetto dei valori e delle regole, ma del suo tempo. Devono sentirsi all’altezza dei loro sogni, solo così potranno rincorrerli.

Ma si è sicuri che a quell’età tutti abbiano un sogno? O che tutti abbiano un’idea futura di sé chiara e delineata?

La sensazione è che oggi, più di ieri, i nostri giovani abbiano sempre più lo sguardo perso nel vuoto, manca l’ardore, il desiderio, l’ambizione. Sicuramente il periodo più recente che stanno vivendo non è semplice, la pandemia ha tolto loro tanto, troppo, ridimensionandoli. Le giornate sono diventate scontate, la scuola una formalità, le relazioni proibite, e pensiamo davvero che tutti i ragazzi abbiano ancora la voglia di sognare? L’incertezza a riguardo dovrebbe allarmare il mondo adulto, fatto di pretese e cose giuste. Ma davvero si può pretendere qualcosa di diverso da quello che questi ragazzi saranno in grado di costruirsi da zero, dopo che gli hanno tolto tutto?

Quindi quando si parla di sogni, di idee identitarie, lo si faccia con delicatezza, senza pretese, consci che probabilmente a tanti è stato tolto tanto, forse tutto, e quindi può darsi che ci mettano un po’ di più a ritrovare il loro sogno.

Accompagniamoli, sosteniamoli, a distanza magari, perché non vorranno il nostro aiuto. Ma se lo percepiranno senza insistenza ma dettato da profonda cura e ascolto autentico, vedrete che lo accetteranno e si sentiranno più rassicurati e ritti sul nuovo cammino.

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